Trono, opera realizzata dall’artista Alberto D.K. Marconcini, raffigurante l’armatura della testa stilizzata di un cavallo, reinterpretata, dagli studi fatti da Leonardo Da Vinci, durante la progettazione per la creazione del calco della testa di cavallo.

Vinci, Museo Leonardiano 2021/2022

Nel 1482 Ludovico il Moro, Duca di Milano, propose a Leonardo Da Vinci di costruire la più grande statua equestre del mondo: un monumento in onore a suo padre Francesco, Duca dal 1452 al 1466, fondatore della casata Sforza.

Il cavallo doveva quindi essere il più grande di tutti quelli già realizzati in passato e superare i 7 metri di altezza, una sfida mai tentata prima. Proprio per questo Leonardo riempì fogli e fogli di schizzi di anatomia, studiando muscolatura e proporzioni del cavallo e passando moltissimo tempo a progettare e calcolare quest’opera gigantesca che, per la sua fusione, avrebbe richiesto ben 100 tonnellate di bronzo.

Il colossale modello, in creta, venne realizzato ed esposto pubblicamente nel 1493, suscitando l’ammirazione generale. Era infatti alto più di sette metri. A quel punto l’opera doveva solo essere ricoperta di uno spesso strato di cera e quindi della “tonaca” in terracotta, in cui versare il metallo fuso. Tutto era pronto per realizzare davvero l’opera, ma le 100 tonnellate di bronzo, necessarie alla realizzazione del monumento, non erano più disponibili, essendo state utilizzate per realizzare dei cannoni utili alla difesa del Ducato d’Este dall’invasione dei francesi di Luigi XII. Leonardo così abbandonò il progetto e partì da Milano.

All’arrivo delle truppe francesi nella città lombarda nel 1499, al comando di Gian Giacomo Trivulzio, acerrimo nemico degli Sforza, l’artista era già riparato a Mantova e il modello, lasciato a sé stesso nel Castello Sforzesco, venne preso di mira dalla soldataglia, che lo usò come tiro a segno per esercitare le balestre, frantumandolo e distruggendolo completamente.